14 giugno 2013 – I sistemi agrourbani – esperienze e proposte

convegno 14 giugno 2013

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Appuntamenti salviamo il paesaggio Treviso

programma giugno-luglio 2013

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19 maggio 2013 – Biciclettata alle ville accerchiate dal cemento

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Ad Asolo le industrie chiudono ma si progettano capannoni

Dal Corriere della Sera 9 Aprile 2013 Pag. 27

Pagine da corriere_20130409

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Colli Euganei: due nuovi centri commerciali minacciano le ville venete

Sconcertante. L’indice padovano degli insediamenti commerciali legati alla grande distribuzione è quasi il triplo, in termini di superficie, rispetto agli standard europei ed ogni giorno nei centri urbani della nostra provincia decine di piccoli e medi negozi di vicinato sono costretti a chiudere, eppure si continuano a progettare ed a realizzare nuovi mega centri commerciali.

Non solo. Quasi sempre i nuovi insediamenti, consentiti da apposite varianti urbanistiche, si collocano in luoghi estremamente sensibili da un punto di vista paesaggistico ed ambientale.

È questo ad esempio il caso del nuovo centro commerciale previsto dal Comune di Abano ai confini del complesso monumentale di Ca’ Mocenigo (ora Mainardi), che, oltre alla bella villa settecentesca in cui soggiornò Casanova, comprende un oratorio, due barchesse, magazzini e diversi essiccatoi per il tabacco, un tempo coltivato nelle vicine campagne comprese tra la strada romana e lo storico Canale di Battaglia. Una testimonianza fondamentale dell’opera di bonifica e di valorizzazione agricola avviata sin dal XV secolo dalla nobile famiglia veneziana nell’entroterra veneto.

Ancor più clamoroso è il caso del centro commerciale progettato nel territorio del Comune di Due Carrare. Un vero e proprio ecomostro, lungo 290 metri, con una superficie coperta di quasi tre ettari e con tutt’attorno una distesa di parcheggi scoperti (in un Comune di soli 9.000 abitanti).

Il nuovo insediamento cementifica irreversibilmente fertili terreni oggi utilizzati a fini agricoli, ma soprattutto deturpa il contesto di due tra i più importanti complessi monumentali del Veneto, quali quelli del Castello del Catajo e di Villa Dolfin – Dal Martello: un territorio sino ad oggi miracolosamente scampato all’alluvione di capannoni, villette e condomini, che caratterizza tanta parte della campagna veneta.

La costruzione del Castello del Catajo, che si erge sulle pendici del Parco dei Colli Euganei costituendone uno dei punti di riferimento paesaggisticamente più rilevanti, venne avviata – com’è noto – nel XVI secolo da Pio Enea I degli Obizzi; i suoi discendenti ne promossero gli ampliamenti seicenteschi e settecenteschi, sino a quando nell’Ottocento tutto il complesso passò in eredità alla Real Casa D’Asburgo – Este, sovrani del Ducato di Modena. Le pareti delle stanze del piano nobile accolgono uno dei primi e più importanti cicli di affreschi auto celebrativi del Nord Italia, opera di Giovanni Battista Zelotti. Motivo d’interesse e d’attrazione, per le molte migliaia di turisti italiani e stranieri che ogni anno visitano il complesso, sono altresì la presenza a sud di un ampio parco comprendente numerose piante secolari di magnolia e di sequoia, le prime importate in Europa dall’America, la vista ad ovest di una delle valli più integre e suggestive del Parco dei Colli Euganei (un tempo appartenente agli stessi proprietari del castello) e la vista ad est (là dove si vuol far sorgere il nuovo centro commerciale) di un paesaggio agrario di pianura, coltivato a vigneti e seminativi e solo marginalmente compromesso dal passaggio dell’autostrada Padova – Bologna.

Ai confini dell’area destinata al centro commerciale vi è anche la tenuta – vincolata come bene monumentale dalla Soprintendenza – di Villa Dolfin – Dal Martello, nota come La Mincana e sede attualmente di una fiorente azienda agricola. La villa, che presenta un impianto di chiara impronta palladiana, ed il parco annesso trovano compiuta definizione alla fine del ‘700, ma già nel 1382 Marietta figlia di Pietro Bragadin e moglie del veneziano Francesco Durnier dichiarava di possedere in questa località una “casa con cortivo, orto e brolo e altre Comodità per comodo di stanziar quando si va in Villa”: una casa di cui nel 1617 risulta proprietaria Marietta Dolfin ed alla quale, nell’estimo del 1740, quando come proprietari sono indicati i figli di Daniele Dolfin di San Pantalon, vengono annessi alcuni vicini terreni agricoli.

Certo i nuovi insediamenti commerciali non insistono direttamente sulle aree sottoposte a vincolo, “limitandosi” a lambirne i perimetri e a deturparne le visuali ed il contesto paesaggistico. Ma è proprio questo il meccanismo che – come ha ripetutamente denunciato Salvatore Settis – più ha contribuito alla sistematica distruzione del paesaggio della campagna veneta, un tempo ammirata e celebrata da poeti e scrittori di tutta Europa.

Osserva infatti Settis che troppo spesso «la tutela di un tesoro monumentale si è fermata un centimetro oltre la recinzione, come se il valore di quel tesoro non fosse anche l’essere inserito in un determinato spazio». Una osservazione che trova documentata conferma nella recente approfondita ricerca del professor Tiziano Tempesta, che ha monitorato 3.782 ville costruite tra il Seicento ed il Settecento, scoprendo che solo il 21,9% di queste si può considerare ancora inserito in un contesto pienamente agricolo.

Se si distruggono le relazioni un tempo esistenti tra le ville e la campagna circostante, se si dimentica che – come sottolineava Eugenio Turri – per secoli le ville venete sono state i centri propulsori dell’organizzazione del territorio dal punto di vista agricolo, le ville stesse, anche quando dignitosamente conservate, si trasformano inevitabilmente in lacerti decontestualizzati, in «… frammenti “simbolici”, che sopravvivono senza dignità e senza respiro soffocati dalle brutture» (Salvatore Settis). Viene così di fatto cancellata una delle qualità fondamentali del paesaggio, la cui bellezza e significatività deriva proprio dall’unitarietà della visione d’insieme, dall’equilibrio e dall’armonia tra le parti e dalla possibilità di percepirne i fattori strutturanti e le regole che ne hanno orientato l’evoluzione nel corso della storia.

Riteniamo, per concludere, che Enti locali e Regione non possano restare indifferenti di fronte a tanto scempio perché l’alluvionamento urbanistico non deriva da una ineluttabile calamità naturale, bensì da precise scelte di pianificazione e programmazione territoriale.

Sergio Lironi 
Presidente onorario di Legambiente Padova

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XXIII CORSO DI AGGIORNAMENTO SUL GIARDINO STORICO

Giardino storico corso

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7 MARZO 2013 – AGRICOLTURA URBANA

Agricoltura urbana

 

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